Lunedì, 9 Settembre, 2013 - 16:52 - L.Q.

Vino e cooperazione internazionale a Capo Verde.

Di fronte al punto più occidentale dell’Africa, il Cap-Vert dell’odierno Sengal, ci sono dieci isole che formano l’arcipelago di Capo Verde. Su una di queste isole, l’isola di Fogo, c’è un grande vulcano che si chiama Pico Grande e raggiunge l’altitudine di 2.829 metri.

Proprio in prossimità del vulcano la presenza e la coltivazione della vite risalgono ad alcune centinaia di anni, la prima testimonianza scritta è quella di un frate in visita a Fogo e risale ai primi anni del 1600. 

Al di là del fatto che tutto l’arcipelago merita una visita e anche un soggiorno più prolungato, l’isola di Fogo, dal 1998, ospita un’iniziativa molto interessante che unisce la sperimentazione enologica alla cooperazione internazionale.

Da questa esperienza è nata una Cooperativa agricola che ha iniziato a produrre vino, proprio sulla zona sommitale del vulcano, in un luogo lunare, coperto di lava scura, quasi impensabile come area di coltivazione.

Invece l’impegno di questi agricoltori e la perseveranza di chi li ha supportati, ha permesso la produzione di un paio di vini locali, cui se n’è aggiunto un terzo nell’ultimissimo periodo.

I Viticultores de Chã das caldeiras hanno iniziato a produrre due vini eccezionali: il Chã branco e il Chã tinto. Entrambi sono ottimi e particolarissimi, grazie al terreno vulcanico che dona unicità ed estrema eleganza al bianco, mentre valorizza la potenza e i buoni tannini del rosso.

Il primo, il Chã branco, è prodotto da uve Moscatel de Setubal; il secondo, il Chã tinto, è ottenuto da una varietà speciale, la Preto local, che svela due leggende. Qualcuno sostiene che questo vitigno sia stato introdotto nei primi anni del Seicento, mentre altri raccontano che sia arrivata intorno alla metà dell’Ottocento, portata e diffusa dal prolifico, quanto “particolare”, Conte Montrod, che arrivò a Fogo dando seguito a un’ampia, ricca e pressoché illimitata stirpe.

Questo Chã tinto è un vino eccellente, di grande armonia e alquanto accattivante, con un’ottima complessità aromatica di note minerali zolfine, caffè e cioccolato, fichi maturi e frutta, un’imponente struttura e setosi tannini.

Goodful ha pensato che valesse la pena approfondire questa storia così speciale e ha contattato uno degli artefici di tutto questo, Franz Egger, che in qualità di cooperante internazionale e di tecnico ha visto crescere questa esperienza.

Ecco che cosa ha risposto Franz.

Goodful: “Buongiorno Franz. Intanto, chi è Franz Egger e che cosa fa nella vita?”

Franz Egger: “Oggi sono docente dell'Istituto Tecnico Agrario di Ora in provincia di Bolzano. Sono nato a Bolzano nel 1956. Le mie origini sono contadine, ma sono cresciuto in città. Dopo aver acquisito una seconda maturità come perito agrario e una specializzazione in Agricoltura tropicale e subtropicale, nel 1982 sono partito come volontario in servizio civile per un progetto in Ecuador. Da allora la mia vita si è divisa tra l'insegnamento e le esperienze di cooperazione internazionale in campo agricolo.”

Goodful: “Come è arrivata l'esperienza di Capo Verde e del vino di Fogo?”

Franz Egger: “Nel 1998 l´Ong Cospe di Firenze mi ha proposto un ruolo da cooperante in un progetto di sviluppo agricolo a Capo Verde. Dovevo occuparmi della trasformazione di caffè e uva sull'isola di Fogo. Agli inizi ho accettato solo un contratto di sei mesi, ma poi mi sono innamorato del luogo, delle persone coinvolte, come del progetto e, visti i margini di miglioramento che si potevano raggiungere, ho continuato anche dopo la conclusione del progetto del Cospe mettendo in campo altre risorse e creando occasioni di scambio con la scuola e le aziende agricole e vinicole del territorio di Bolzano.”

Goodful: “Ci racconta chi sono i Viticultores de Chã das Caldeiras?”

Franz Egger: “Certo, la prima società è stata costituita da sette soci nel 1998, tutti i soci erano e sono agricoltori. Il primo anno sono stati prodotti circa 4.000 litri di vino. Nel 2004 i soci erano già 27 e di conseguenza, aumentando il numero di agricoltori coinvolti, la società è stata mutata in Cooperativa agricola. Oggi i soci sono 108 di cui un terzo sono donne. La produzione media è di 150.000 bottiglie, ricavate da 250 ettari coltivati, con una resa per ettaro in uva limitatissima, pari a 10 quintali/ettaro. Quest'anno sono state conferite circa 200 tonnellate di uva. Qui la coltivazione in campo è promiscua tra vigne, melograni, melecotogne, fagioli, fichi e poco altro. I terreni sono ricoperti da uno strato lavico frutto anche dell'ultima eruzione vulcanica del 1995. Si può dire che in questo paesaggio lunare solo la caparbietà dell'uomo permette di rendere produttivo e abitare questa zona sommitale dell'isola.”

Goodful: “Quante sono le persone che lavorano in cantina oggi?”

Franz Egger: “Oggi sono sette che si alternano nelle diverse attività di cantina, dalla vinificazione all'imbottigliamento. In alcune fasi, come quella dell'imbottigliamento si arriva anche a venti o più persone coinvolte. Tutte le attività sono svolte manualmente e con il minimo indispensabile di strumenti tecnici.”

Goodful: “Dove viene commercializzato il vino?”

Franz Egger: “La quasi totalità è per il consumo interno e per i turisti che visitano l'arcipelago. In cantina vige un motto che fa anche il benessere dei soci e dice: “più vicino alla porta della cantina si vende la bottiglia, più margine resterà alla cantina.”

Goodful: “Ne avete fatta di strada, vero?”

Franz Egger: “Sì sì, siamo riusciti a fare un bel percorso. A guardare indietro non sembra vero: quello che eravamo è tutt’altra cosa da quello che siamo oggi.”

Goodful: “Qual è stata la prima azione “tecnica” che ha messo in atto?”

Franz Egger: “Nel 1998 e poi nel 2001 ho invitato e fatto partecipare al processo produttivo a Chã un amico e valido professionista, Martin Aurich enologo della cantina Unterortl di proprietà di Reinold Messner.”

Goodful: “E che cosa avete fatto?”

Franz Egger: “Abbiamo analizzato il processo di coltivazione, vinificazione e imbottigliamento per migliorarlo e supportare i soci a ottenere risultati migliori. Abbiamo verificato che i trattamenti chimici (onerosi e inquinanti, frutto di precedenti cooperazioni internazionali) non erano necessari e li abbiamo sostituiti con due trattamenti all'anno di zolfo per proteggere dallo oidio, qui la peronospora non c'è e le viti sono tutte franche di piede (senza il porta-innesto americano, n.d.r.).

Goodful: “E poi?”

Franz Egger: “Poi, a partire dal 1999, e con una cadenza biennale, ho organizzato alcuni stage formativi presso aziende dell'Alto Adige in collaborazione con l'Istituto Tecnico Agrario di Ora, facendo così nascere il KAPVERDENPROJEKT. Insieme ad altri docenti e agli studenti abbiamo individuato le realtà più adatte per la formazione professionale dei nostri ospiti. Questo scambio ha permesso alle persone che lavoravano in cantina di acquisire esperienza professionale e un bagaglio importante per il loro lavoro quotidiano a Fogo. L'arricchimento umano, va da sé, invece è stato da entrambe le parti.”

Goodful: “E gli studenti italiani hanno avuto possibilità di ricambiare la vista?”

Franz Egger: “Certo, altrimenti che scambio sarebbe! Gli studenti sono stati a Capo Verde in diversi anni, sempre a stretto contatto con le diverse attività della cantina e non solo. Infatti, oltre ai vini, sono in produzione un distillato di fichi, l'acquavite di melograno e melacotogna. La Cooperativa ha iniziato anche la produzione di marmellate e composte di frutta. Quest'ultimo progetto è stato possibile grazie al supporto della Provincia di Bolzano e al supporto tecnico del produttore Alpepragas. E poi tutti in campo a zappare, seminare, raccogliere, vinificare, potare, mungere, fare il pane, il formaggio. Insomma, imparare a fare, ma mettendo anche la testa in tutto quello che si fa. Il mio obiettivo come insegnante è fare in modo che i ragazzi imparino a rapportarsi con le differenze.”

Goodful: “A questo punto la domanda è d'obbligo, ci sono progetti per il futuro?”

Franz Egger: “Guardi proprio in questi giorni (settembre 2013, n.d.r.) sono ospiti, qui da noi, sette studenti dell'Università di Agraria di Capo Verde e un giornalista. In base alle loro specializzazioni e competenze li abbiamo indirizzati a stage formativi presso aziende della provincia di Bolzano, dalla vivaistica alla zootecnia. Il giornalista partecipa alle giornate di lavoro di una piccola torrefazione per imparare le migliori tecniche di tostatura e come degustare il caffè. Proprio il caffè è un altro prodotto importante per l'economia locale.”

Goodful: “Non vi fermate mai?”

Franz Egger: “Se possibile, andiamo sempre avanti.”

Goodful: “E una novità per Goodful c’è?”

Franz Egger: “Quasi mi dimenticavo, lo scorso 29 agosto a Praia (capitale di Capo Verde, n.d.r.) abbiamo presentato ai giornalisti locali il primo e unico Espumante do Fogo, oserei dire l'unico prodotto nell'Africa occidentale. Ho personalmente degorgiato le prime 400 bottiglie su 1.000 prodotte del Muscatel de Setubal. Questo vino è rifermentato in bottiglia con metodo Champenois. Siamo molto soddisfatti delle caratteristiche organolettiche del vino e la stampa locale ha dato ampio risalto a questa notizia, da queste parti del globo scrivere di vino, non capita così di frequente!”

 

 

 

 

[Crediti | Link: Wikipedia, Istituto tecnico Agrario di Ora, Azienda Agricola Unterortl, Provincia Autonoma di Bolzano, Alpe di Pragas. Immagini: Laura Giordano, Franz Egger.]

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