Venerdì, 6 Settembre, 2013 - 20:31 - L.Q.

Nell’epicentro della movida di Torino.

Metti che è una sera di mezza estate. La giornata di lavoro è stata quella che è stata e i tassi di umidità sono rimasti da foresta pluviale anche dopo il tramonto. Ci sono tre amici che vorrebbero fare due chiacchiere tranquille intorno a un tavolo, anche di quelle che si fanno tra ragazzi, quando moglie e figli rinfrescano al mare. É una sera informale e per questo è un po’ speciale.

Si decide per lo Scannabue. E si va in piazza Saluzzo, nel cuore multietnico di Torino, praticamente nell’epicentro della movida più movimentata di San Salvario. Lo Scannabue l’hanno progettato degli architetti con il pallino della cucina, delle cose buone e di quelle fatte bene che nel 2003 hanno appeso il gognometro al chiodo (si fa per dire!) e gli hanno preferito mestoli, coltelli e padelle dando vita a un posto che in poco meno di dieci anni è diventato già storia.

Sì, perché lo Scannabue è guidato dalla passione e dalla competenza di uno chef, Paolo Fantini, che in cucina non lascia spazio alle divagazioni e tira dritto a valorizzare le materie prime che sono sempre di tutto rispetto. Gianluigi a più noto come Gigi invece accoglie gli avventori e indirizza le loro scelte culinarie presentando una selezione di vini nazionali e francesi, disponibili anche al calice, che è a dir poco validissima.

Tornando alla serata, invece: il caldo si fa sentire e quindi si opta per la seconda delle due salette interne, a discapito dell’ampia terrazza che si affaccia sulla geometrica piazzetta, perché le grandi finestrone completamente aperte fanno sentire all’aperto. Si ordina l’acqua e poi ci si tuffa nel menù, entusiasti di ordinare in fretta.

Due su tre scelgono un magnum di foie gras de canard con riduzione di aceto balsamico, marmellata di nespole e pan brioche omaggio a Massimo Bottura (chi è ancora così onesto da citare le fonti?) mentre il terzo si indirizza su un tonno di coniglio delle terre dei Savoia.

Quindi si sceglie un vino che ben si accompagni alle carni (e al caldo!) e si ordina un Coste di Raviolo di San Fereolo, ma Gigi, sempre attento, non lo ritiene alla temperatura perfetta - ne hanno già chieste due bottiglie prima di voi - e quindi ci si sposta con piacere su una bottiglia di Garganega di Gambellara Il Pico di Angiolino Maule. Un abbinamento a dir proco perfetto!

Segue quello che il menù definisce un gioco (un bel gioco!), tajarin ai gamberi su gazpacho e friggitelli, in compagnia di un polpo in doppia cottura su crema di fave e concassè di pomodorini Ferrisi e di una tagliata di vitella di Fassone con patate al forno.

Qui l'abbinamento con il vino diventa più difficoltoso, ma non impossibile, e dopo attenta analisi si sceglie un cugino d'oltralpe, un bel Bourgogne Pinot Noir dalla Cotes de nuits del domaine Gros Frere et soeur, targato 2008, che, fresco di cantina e tenuto in glacette a 16-18°, non delude nemmeno il Signor Palato.

Infine si passa a una selezione di formaggi piemontesi e si saltano i dolci, seppur abbiano nome di essere sempre di primo livello.

Ricapitolando: allo Scannabue si sta proprio bene e si torna sempre volentieri, ma a volerla dire tutta vien spontanea una domanda. Per quanto il servizio sia molto curato, pur con tempi un po’ lunghini, ma ancora ragionevoli, non ci si aspetta troppo dalla cucina, in termini di mole di lavoro e di rischio di errori? In ogni caso sono tutti molto bravi, e non è poco, soprattutto considerando che di questi tempi sono più numerosi quelli che chiudono di quelli che hanno la fila fuori.

 

[Crediti | Link: Scannabue, San Fereolo, Angelino Maule, Domaine Gros frere et soeur. Immagini: L.Q.]

 

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