Domenica, 1 Settembre, 2013 - 13:23 - G.Q.

Una bella sorpresa a Milano.

Milano è fatta così. Ha una parvenza di metropoli cosmopolita (e forse lo è), ma è capace di riservare delle belle sorprese. Può capitare allora che cammini lungo una strada decisamente dignitosa e ti imbatti in un piccolo agglomerato di casette colorate piene di verde intorno. Oppure, sempre nella stessa strada, che immagini abitata da gente ordinariamente perbene, alzi gli occhi e trovi una facciata che ti aspetteresti di trovare attaccata a un palazzo di qualche città neanche troppo grande della Normandia. Prima ti stupisci, poi ti tranquillizzi perché ti ricordi di essere a Milano.

Ma può succedere anche per i locali. Facciamo un esempio. Sei ai navigli. A un certo punto decidi di entrare in un vicolo, non troppo stretto, ma neanche troppo largo. Vai avanti e superi l’entrata di un pub che non fa venire tanta voglia di entrarci. Quindi vai oltre e ti trovi davanti a un cancelletto di ferro battuto che ti apre le porte di un posto fuori dal tempo. La facciata squadrata di una palazzina monopiano con scala laterale un po’ fine a se stessa tipo Escher e tettoia in stile Liberty ti fa capire senz’ombra di dubbio che sei finito a L’Osteria Grand Hotel.

Che è già un ossimoro e ti viene voglia di saperne ancora di più. Intorno trovi tavolini, sedie, pergolati, fiori fioriti, rampicanti che si arrampicano e qualche cliente con look straordinariamente milanese in attesa di entrare.

Qualche scalino, un po’ di corridoio ed entri in un’ampia sala con tavoli, tovaglie bianche, tovaglioli, posate, calici e bicchieri, tutto come deve essere. Pareti rosa tenue, luci soffuse e poi tante cose belle sparse in giro qua e là. Un lungo bancone di legno chiaro con una fila di bottiglie e, contro la parete, amari, digestivi e liquori di ogni specie che i clienti più affezionati si cercano da sé. Particolari e dettagli d’antan che non sfuggono neanche all’occhio più distratto danno un tocco di vita in più. E tutto in un’atmosfera che ti fa sentire a casa, anche se si tratta di una bella casa.

Qualche altro gradino e sei fuori. Dehor con veranda coperta e un bel po’ di tavoli. Tutto come dentro. Semplice, ma decisamente charmant. Quindi ti siedi e inizi a guardarti intorno e ti rendi conto che sei di fronte a due campi da bocce e che tutto intorno corre un pergolato per lo più coperto di glicine dove fioriscono rose rosse di dimensioni pantagrueliche e tante altre specie vegetali, che magari non riconosci, ma che ti fanno sentire bene. Ti ricordi allora che sei a Milano, ma pensi che potresti essere in campagna, in collina o chissà dove.

Poi ti rendi conto che la carta ti aspetta sulla tovaglia già da un po’ e quindi inizi a darti da fare. Le proposte sono tutte interessanti, niente che spaventa (neanche i prezzi), tutto che vorresti provare. Ma non si può e quindi si deve scegliere.

Ci sono anche i fiori di zucchini in pastella e quelli si provano di sicuro! Poi c’è un invitante tortino di scalogno caramellato e quello ce lo si concede. Al mio commensale (nonché ospite) vien voglia di Francia e quindi sceglie il Paté d’anatra che arriva con tanto di riccioli di burro, crostini e pan brioche. Il tutto accompagnato da una bottiglia di Champagne Grand Cru Blanc de Blancs 2004 (Pertois-Lebrun), bello già dalla bottiglia, ma buono che quasi non te la senti di berlo che hai paura di finirlo.

Certo ha anche il suo prezzo, ma, come si sa, le cose buone costano e in questo caso la spesa è del tutto ricompensata.

Quindi si procede con i primi: crema di ciliegini con crostini (buona come se l’avesse fatta la nonna con tutto il suo amore di nonna) e spaghetti alla chitarra con guanciale e pomodoro (anche questi sembrano fatti sempre dalla stessa nonna).

 

 

Quindi si chiude con i dolci: crema aromatizzata al limone con ciliege cotte della casa e parfait ai tre cioccolati con crema al caffè. Touché! Infine si chiede del barolo chinato e arrivano due bicchieri di barbera chinato che lo sostituiscono egregiamente.

 

Due chiacchiere a tavola, un po’ di parole finali con Fabrizio Paganini (oste gentile che sa il fatto suo), ancora qualche foto e con un po’ di nostalgia si riparte per tornare a casa.

Per arrivare al dunque: il posto merita una sosta e anche due perché ha una bella atmosfera e si sente che dietro c’è passione, amore per le cose buone e fatte bene. Il servizio è ottimo, celere e disponibile, ma discreto e sottovoce. Il menù interessante ed equo nei prezzi. La carta dei vini rivela una cantina fuori del comune, anche perché le scelte sono condotte privilegiando la qualità alla facilità dei grandi nomi e dimostrano una politica attenta, avveduta e sostenibile. Unica nota negativa (non si può essere perfetti) sono i prezzi dei vini che in qualche caso superano di un po’ quello che ci si aspetterebbe da un posto che ha nel suo nome la parola osteria anche se associata a Grand Hotel. 

Quindi salutiamo e ringraziamo Fabrizio Paganini per la piacevole serata, ma lo invitiamo a farci almeno un pensiero.

 

[Crediti | Link: L'Osteria Grand Hotel, Pertois-Lebrun. Immagini: L.Q. e G.Q.]

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