Mercoledì, 26 Febbraio, 2014 - 11:10 - L.Q.

TERRAXCHANGE

I terreni abbandonati e in stato di degrado diventano una risorsa se vengono inseriti nel progetto TERRAXCHANGE, portale per l'incontro tra domanda e offerta di terra. Goodful ha intervistato Marco Tacconi, il suo fondatore, per capirne al meglio meccanismi e dinamiche.

 

Goodful: quale è l'idea alla base di TERRAXCHANGE?

Marco: l'idea di base è riuscire a trovare uno scopo sostenibile a terreni che oggi versano in uno stato di abbandono poiché non “interessanti” da un punto di vista commerciale.
La soluzione potrebbe essere quella di dare la possibilità, a chi è interessato, di coltivare ortaggi per proprio uso famigliare. Il risultato è quello di riuscire a produrre cibo a cm0 su terreni fino a quel momento dimenticati.

Goodful: c'è un momento particolare o qualcosa che ha generato "la scintilla" nella tua mente?

Marco: il bisogno di creare TERRAXCHANGE nasce in me in quanto io stesso volevo trovare un terreno per provare numerose tecniche orticole studiate per anni. Ciò che volevo fare era cercare un proprietario, convincerlo nel prestarmi il terreno incolto e donargli parte del raccolto. Questa mia idea ho voluto condividerla in pubblico e così il progetto TERRAXCHANGE si è amplificato.

 

Goodful: chi è Marco Tacconi? Ci sono altre persone coinvolte nel progetto?

Marco: sono un laureato in Agraria a Milano, appassionato orticoltore da sempre. Mi interessa soprattutto la produzione del cibo poiché credo che sia la più grande capacità che abbiamo noi uomini. Mi interesso di piccole produzioni, semi-domestiche, biologiche, tradizionali e a chilometro zero.
TERRAXCHANGE nasce da me ma è cresciuto grazie all'aiuto (gratuito) di amici e parenti che hanno sempre creduto in questo progetto e mi aiutano in diversi aspetti (da quelli legali a quelli tecnici).
Penso che da soli non si possa fare nulla.

 

Goodful: in un tweet (o quasi) raccontaci come funziona.

Marco: il proprietario inserisce il terreno e aspetta un contatto. Gli interessati si candidano. Proprietario e orticoltore sono in contatto. Inizia la cooperazione.

 

Goodful: da quanto sei partito e quali sono i risultati o riscontri che avete avuto da parte degli utenti?

Marco: questo è il punto più interessante di tutto il progetto. L'affetto e l'appoggio del pubblico è stato molto più di ciò che oggettivamente speravamo. Tutte le persone che ci contattano hanno capito immediatamente gli scopi e il valore sociale/ambientale del progetto.
Tutto questo interesse ci fa davvero piacere e ci spinge a fare sempre meglio e a impegnarci al fine di dare uno strumento sempre più affinato ed in grado di spingersi su tutto il territorio.
Ad oggi abbiamo più di 2100 “mi piace” su FB, 500 iscritti al portale e decine di articoli parlano di questo nostro progetto.

 

Goodful: ci sono delle novità che vuoi condividere con noi di Goodful?

Marco: proprio l'interesse dimostrato dalle persone ci ha spinto a progettare significative modifiche al nostro portale.
Il sito odierno, infatti, presenta numerose problematiche e una bassa automazione e interazione. TERRAXCHANGE è in una versione beta di prova. Abbiamo progettato degli aggiornamenti che speriamo di riuscir a lanciare entro un paio di mesi.

 

Goodful: quando vedi un terreno incolto e abbandonato a cosa pensi?

Marco: la prima cosa che penso sono le potenzialità che può avere quel terreno. Quanto cibo potrebbe produrre? Quante famiglie potrebbe impiegare? Che tipo di attività si potrebbero fare?
In secondo luogo penso al rischio che può rappresentare specie se si trova in un territorio a rischio. Mi è capitato di vedere interi terrazzamenti, sovrastanti un abitato in Liguria, completamente abbandonati e pericolanti. Queste situazioni rappresentano una reale minaccia potenzialmente mortale.
Infine penso all'intera società. Quali sensazioni darebbe un terreno pulito, mantenuto e produttivo rispetto ad uno incolto e degradato?

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